Cosa hai fatto ?! PARTE 2

ore 12.30

Un infermiera entra in camera per porgermi alcune domande.

Mi chiama con il nome del mio compagno di stanza.  Gianfinferlo (nome di fantasia)

 

 

L’ansia mi sale e inizio a pensare che il chirurgo mi avrebbe sottoposto all’intervento sbagliato. Sudo. Like a sauna !

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<<No mi chiamo Luca, controlla bene. Molto bene.>>

<< Ok, si parte. >>

<< oh santa madre adesso svengo, mi risveglio di nuovo qui con l’intervento terminato, sto bene, andiamo a casa, ciao a tutti>>

E invece no, bello sveglio e vigile inizio a riempire di domande la povera infermiera che con tutte le sue forze cerca di tranquillizzarmi.

<< chissà, magari mi addormento e mi risveglio con due belle tettone>> le dico.

Ride. Io no!

Attraversiamo i vari corridoi e ci fermiamo davanti ad una porta. Il blocco operatorio. Qua il blocco cel ho io, non voglio entrare, ho l’ansia da prestazione.

 

Entro in una stanzetta in cui erano presenti 2 operatori. Uno sorride e inizia a farmi qualche domanda e a chiacchierare del più e del meno, l’altra non emette un fiato.

Inutile dire che nelle mie grazie quest’ultima non ci sarebbe entrata neanche con uno spintone.

Chiedo se l’intervento dura molto ed è doloroso.

Miss NonTiSorridoNeancheSePaghi: << si molto dolorosa>>

<< eh ma allora suuuuucaaaaaaa>> lo penso e trattengo il fiato.

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Iniziano a prepararmi per l’anestesia. I 46 secondi più lunghi della mia vita. In quel momento mi sono pentito nuovamente di aver guardato Dottor House la sera prima.

L’anestesista inizia ad armeggiare con aghi, cerotti, tamponi e pinze. Sento l’ago entrare.

Chiedo gentilmente all’anestesista di drogarmi pesantemente.

Che gentile ha detto Ok.

Mentre attendo che l’anestesia faccia effetto inizio a chiacchierare con l’operatrice presente ( quella che non ride). Mi risponde seccata.

<< eh ma dai però, su con la vita tesoro, mica ci sei tu seduta al mio posto>> penso.

Non mi esprimo.

 

Ore 13.20

La porta della sala operatoria si apre, sento freddo.

<< ecco è giunto il mio momento>>.

I dottori iniziano a impacchettarmi con un bruttissimo telo blu, che poi a me il blu piace ma non mi sta un gran che. Nel frattempo l’anestesista inizia ad iniettare i tranquillanti.

Inizio il conto alla rovescia.

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Guardo l’infermiera:

<< ma top questo calmante, ne vorrei da asporto>>

 

L’intervento era finalmente iniziato e io stavo beniiiiiissimo. Parlavo con tutti.

Il chirurgo: << Luca parla meno o più piano che dobbiamo concentrarci?>>

 

Sposto lo sguardo sulla mia mano sinistra e inizio a muovere le dita. Entra un medico, lo saluto, non ricambia.

Alzo il dito medio e inizio a sventolarlo. (beato effetto dei calmanti) ( occhi a cuore) ( pollice in su per i calmanti).

Passa un infermiera: << Luca cosa stai facendo?>>

<< perche sento odore di pollo bruciato?>> le chiedo.

 

Ore 13.50

Intervento finito. Si esce dal blocco operatorio.

Saluto tutta l’equipe ringraziandoli.

 

Sento un chirurgo  in fondo al corridoio dire: << ho tolto l’elastico >> << ti ci faccio una gonna>> rispondo io.

 

Finalmente si torna in camera.

 

ore 14.00

Varcando la porta esclamo a voce alta: << eccomi quaaa>> mia sorella ride… rido anche io ( eh grazie al cazzo con tutto il tranquillante che ho in corpo).

 

Inizio a ripetermi che ce l’ho fatta. L’intervento è finito. Sospiro. Smetto di tremare.

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(la mia faccia strafatta dopo l’intervento, nonché il selfie che ho inviato ad amici e parenti)

Dato che in quel momento psicologicamente ero presente a momenti alterni mi affido alle testimonianze di mia sorella che ammette << passava  momenti di gioia alternati a momenti di tristezza>>.

Bene ma non benissimo.

 

Ore 15.00

Un infermiera si presenta in camera per informarmi che avrei potuto fare merenda.

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<<Che cosa vi porto, tè o camomilla?>> chiese l’infermiera.

<< Tutti e due >> le rispondo.

Sticazzi me li ha portati entrambi… uniti… una Tèmomila… un Camotè… comunque ho avuto anche il coraggio di bere quel intruglio. (vedi foto)

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ore 16.00

Inizia il pressing da parte dei medici.

<< tra poco torniamo che così provi ad alzarti per fare due passi>>

Rispondo che non mi sento ancora le gambe quindi preferisco attendere. Nel frattempo infilo una mano sotto il lenzuolo e inizio a premere in vari punti della gamba per capire dove avevo sensibilità e dove no. Mi tocco i maroni….

MI SEMBRAVA DI TENERE IN MANO I PALLONCINI PIENI DI FARINA CHE CREAVO A SCUOLA. ERA COME TOCCARE I MARONI DI UN ALTRO.

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Lo racconto a mia sorella, inizia a ridere.

 

ore 17.00

Finalmente riesco ad alzarmi dal letto.  Inizio a passeggiare lungo i corridoi seguito dai complimenti dei medici e infermieri.

( non sapevo di avere il fan club, probabilmente si è sparsa la voce di quello che ho fatto in sala operatoria)

 

Ore 18.00

<<Luca tra poco puoi andare a casa>>

Non avrei voluto sentire altre parole se non quella meravigliosa poesia. L’anestesia e gli anti dolorifici stavano iniziando a perdere il loro meraviglioso effetto, mentre il dolore piano piano si faceva sentire.

 

<< ho voglia di andare a casa a brontolare un po nel mio letto>> 

 

Ciao ciao Ospedale.

 

 

 

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